Attività lavorative > Il passato
Gli inizi e
le prime
attività
Nel 1973 Riccardo fratello del tastierista-cantante (Stefano) del famosissimo gruppo pop dei “Demati” (il mio) mi accennò a dei corsi IBM che stava seguendo e iniziò a raccontarmi del mondo informatico a cui si stava per la prima volta avvicinando. Mi iscrissi ad un corso di informatica ed ebbi, come il mio ben più noto omonimo, la nota folgorazione (in quale via non ricordo, ma forse era una piazza). Da quel giorno il mondo ebbe per me una nuova dimensione. Si usavano ancora le schede perforate; chiedete a qualche sessantenne (o oltre) se non si ricorda le bollette della luce stampate su quegli strani cartoncini con un angolo tagliato e pieni di “bit in off” (piccoli buchini rettangolari). Ecco, quella era la scheda perforata, ma non dell'epoca napoleonica o medioevale, di soli 35 anni fa. Una vita!!! Per gestire i dati (che per adeguarmi ai tempi in questo paragrafo chiamerò “schede”) si usava la “selezionatrice” , una macchina che estraeva o ordinava le schede. Per scrivere i dati , opps... pardon, le schede, esisteva la “perforatrice” , una specie di macchina da scrivere che, come dice il nome stesso, perforava, ovvero creava piccole fessure nel cartoncino. In pratica i singoli bit erano visibili ad occhio nudo. Veramente non è così perché non c'era una corrispondenza diretta fra un foro ed un bit, la corrispondenza reale era fra una combinazione di buchi e la sua posizione, e un byte (che è già un insieme di 6 o 8 bit). Ma era comunque reale la possibilità di vedere materialmente i dati che venivano letti o generati da un calcolatore elettronico.
Ma lasciamo perdere questi tempi arcaici anche perché quelli che hanno iniziato qualche anno prima di me mi prendevano in giro dicendo che noi pischelli ci trovavamo ormai la pappa pronta e che i veri pionieri erano loro.
Dopo qualche anno si diffusero prima i nastri e quindi i dischi, cosiddetti “padelle” (il che ci fa subito capire almeno la loro dimensione) che contenevano molti meno dati di quelli che oggi si possono inserire dentro una microscheda del telefonino. Ma la corsa era partita e da allora ogni cinque o sei anni si cambiava completamente generazione di macchine e programmi o, come è più consono nell'ambito in questione, Hardware e Software. Ogni passo in avanti aggiungeva qualcosa in velocità e complessità (ma questo continua ad accadere anche ora).
Il primo impiego
Iniziai a lavorare in un piccolissimo Centro Elettronico in una azienda di produzione di impianti. C'era una sola persona, mi pare si chiamasse Diego, e una dattilografa che, a tempo parziale, perforava le poche schede che venivano gestite. Il mio compito era il seguente: eccetto che comandare, tutto il resto. E' inutile dire che il capo (l'altro appartenente al CE) era il figlio dell'Amministratore Delegato che non aveva ancora ben chiaro come potesse essere utilizzato un computer. Dopo il primo mese in cui uno dei miei colleghi andò in ferie, dal secondo in poi formammo un team in cui mettendo a fattor comune le rispettive conoscenze riuscimmo in tempi abbastanza ristretti a realizzare un programma sufficientemente complesso.
Scendendo in particolari tecnici mi fa piacere ricordare che il programma era scritto in linguaggio Gsal (una specie di assembler della Honywell) scritto su schede perforate che in fase di compilazione generavano un LIC (Linquaggio Intermedio Compresso), anch'esso su schede e per eseguirlo si procedeva con la fase finale di link (sempre mettendo vari pacchetti di schede nel lettore). Non essendoci monitor (c'era solo un visualizzatore numerico con una dozzina di digit numerici a led rossi) si poteva seguire il lavoro solo tramite codici di controllo. Il programma accettava in input tre numeri (che interpretava come larghezza, profondità e altezza) e in output generava una serie di preventivi (con varie opzioni) di quello che poteva essere una cella frigorifero con dettaglio di materiali, prezzi e possibili opzioni. Il tutto legato alle tre dimensioni iniziali attingendo dal magazzino per “costruire” la cella (ottimizzando l'uso dei vari pannelli) e dal listino prezzi, per ottenere il costo previsto. Fu il mio primo vero progetto e, se volete potete anche non crederlo, ma il tutto entrava in 5Kb di memoria (verificate le caratteristiche tecniche si un sistema Honeywell 55 degli anni '70 e vedrete che questa era la memoria massima consentita). Scusate la digressione e torniamo alla storia.
Furono ordinati dischi e nastri, per eliminare le schede, potenziata la CPU, il CE si ampliò e la dattilografa iniziò a lavorarci a tempo pieno. Ma questo mio primo lavoro durò meno di sei mesi perché, nella mia ingenua presunzione lo abbandonai, convinto che la produzione e vendita dell' acciaio sarebbe durata all'infinito (o almeno una trentina d'anni).
La siderurgia
Decisi infatti di accettare la proposta fattami dalla finanziaria di un gruppo siderurgico di portata nazionale che stava riorganizzando il lavoro del proprio CED. A quei tempi i sistemi informatici venivano chiamati Centro Elaborazione Dati (CED) o Centri Meccanografici (infatti fino a poco fa a Milano si svolgeva una fiera denominata SMAU che significa “Sistemi Meccanografici per l'Automazione degli Uffici”). Lo spauracchio di un trasferimento a Pomezia fu decisivo per determinare la mia scelta di cambiamento e a dicembre 1975 cambiai lavoro. Il nuovo CED era molto più grande, il computer era molto più potente, ognuno aveva un compito ben preciso.
Eravamo circa una dozzina di persone (o poco più) e ci occupavamo di tutto quanto riguardava l'elaborazione dei dati. Esistevano ancora le schede ma solo per l'immissione dei dati. Gli archivi erano tutti su nastri e dischi. Il dirigente Francesco (da tutti chiamato il 'doc') era l'unico a non stare fisicamente nel CED dove invece si trovava l'enorme sala macchine (con un elaboratore enorme, due stampanti gigantesche che sfornavano in continuazione moduli continui, una batteria di dischi e vari armadi), la sala delle perforatrici, le stanze degli impiegati e una sala riunioni. Eravamo un gruppo molto affiatato anche perché tutti quasi coetanei e poi anche perché c'erano intensi rapporti di lavoro fra i vari settori. C'era Ciccio, l'arrampicatore sociale esperto in pubbliche relazioni, Ennio il marchigiano simpatico e gran lavoratore, Alfonso che nei primi anni si divideva fra il lavoro informatico e la carpenteria, muratura e impiantistica della sua costruenda casa all' "infernetto", Luigi il vero genio del gruppo ma l'opposto di Ciccio per quanto riguardava i rapporti personali, Carlo (soprannominato "papà" perché era il più anziano), il Pinguino per il suo profilo e la sua camminata, Tommaso che abitava fuori città, Nello che aveva cercato fortuna in Australia poi era tornato in Italia ma dopo qualche anno scomparve di nuovo per una destinazione ignota, Paolo giocatore di pallacanestro, le tre signore della sala perforazione e quindi io. Dopo di me entrarono Gastone, Mariano, Marco, Fabio ed un altro Paolo.
Dopo un brevissimo apprendistato mi affiancai al Pinguino per occuparmi delle procedure del personale. Dopo un paio di anni, ormai autonomo, mi occupai della convenzione con le FFSS, realizzai il programma per la gestione dello spaccio aziendale e, intorno all'80, mi dettero l'incarico di seguire il sistema informativo IRI. Questo lavoro, o comunque attività simili e in qualche modo legate a questo enorme sistema, le ho seguite per i 15 anni successivi ovvero anche dopo che la società in cui stavo chiuse i battenti. Se dovessi fare un bilancio di questi primi 13 anni di lavoro, non so se grazie alla varietà delle attività o, probabilmente, all'entusiasmo legato all'età, ho i ricordi più piacevoli della mia vita lavorativa. In pratica eravamo un'isola, sufficientemente autonoma, inserita in una grande società a sua volta facente parte di un gruppo enorme. Nei primi anni la siderurgia era ancora un traino per l'economia e sembrava che così potesse continuare all'infinito. Poi rapidamente si giunse alla discesa vertiginosa dei fatturati e quindi alla chiusura e così vissi il primo atto di una commedia/tragedia che si ripetè purtroppo ancora due volte nel corso della mia vita lavorativa.
L'Istituto nazionale per la Ricostruzione Industriale (IRI), nato nel dopoguerra, bene o male stava esaurendo il suo compito e aveva iniziato una fase di auto-smantellamento (vi ricordate le famose “privatizzazioni” ?). I precursori in questa attività fummo proprio noi. Il ferro e l'acciaio furono fra i primi a scricchiolare; le principali ricostruzioni erano state realizzate, il costo della mano d'opera era alle stelle, la concorrenza straniera (con gli occhi a mandorla) iniziava ad essere preoccupante, insomma la mia finanziaria dette il buon esempio.
( segue)