Cose di Picos


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Il recupero del tempo perduto

La mia vita

Nel 1982 ripresi a giocare a pallacanestro. Avvenne che un gruppo di ragazze, ex giocatrici di pallacanestro con una squadra ormai sciolta, cercarono di riprendere l'attività sportiva con una certa continuità, ma all'appello rispose un numero insufficiente di persone e per poter organizzare una partita di basket sono necessarie almeno una quindicina di elementi. Decisero così di coinvolgere oltre che i mariti/fidanzati anche gli amici,e io venni coinvolto. Una delle ideatrici era la moglie di Marco, mio collega di lavoro, che convocò il plotoncino nel "Pallone" (campo polivalente coperto da un telone ovaleggiante (neologismo?) ) a piazza Mancini, ovvero di fronte al Foro Italico.

La Pallacanestro e il Softball

Per circa dieci anni la partita del lunedì sera divenne un mio impegno fisso.Si era formato un bel gruppo a sono state pochissime le volte che sono mancato, anche perchè, oltre alla attività fisica, c'era il piacere di trovare degli amici. A questi, per un certo periodo, si aggiunse Gianfranco (noto ex direttore di RaiSport) con il quale ricordo i rudi scontri sotto canestro. Ricordo anche le due sorelle Flavia e Cecilia alle quali provai ad insegnare il bridge e con le quali feci il primo viaggio in Scozia ed uno in Dalmazia al ClubMed di Sveti Marko. Un'altra delle giocatrici appartenente al gruppo promotore, Daniela, mi raccontò delle sue altre attività sportive fra le quali mi colpì quella di Vice Allenatrice di una squadra di Softball. La cosa mi incuriosì parecchio e accettai ben volentieri l'invito ad ad assistere ad una partita di Softboll.
Questo incontro ebbe notevoli ripercussioni sugli anni successivi. Il gioco mi appassionò, finalmente riuscii a capirne le regole, dopo che per anni, nella mia adolescenza, avevo tentato di farlo unicamente nel ruolo di spettatore. Mi colpì il ruolo dello "scorer" con le numerose elaborazioni che vengono realizzate a valle e l'impostazione del gioco, assolutamente unica fra tutti quelli conosciuti. E' uno sport di squadra quando si è in difesa, ed è quasi esclusivamente individuale, in attacco. Ha una obbiettivo di base estremamente semplice ma una serie di numerosissime e complicatissime regole per lo svolgimento corretto dell'intera partita. Lo "scorer" deve conoscere a fondo il gioco e le regole perchè il suo compito non è solo di "tenere il punteggio", come suggerirebbe una sommaria traduzione, ma di fotografare dettagliatamente tutte le attività che si svolgono in campo. Dallo scorer, infatti, si traggono tutte le statistiche per la valutazione del gioco e dei giocatori.
In quei tempi era una cosa rivoluzionaria, ora quasi tutti gli sport utilizzano tecniche di questo tipo, ma allora mi divertii a creare con il computer corposi fascicoli di statistiche che utilizzavo per il mio compito (di scorer) e che consegnavo a Bruno (l'allenatore) per aiutarlo nell'impostare le sue strategie di gioco. Mi innamorai di questo sport e vissi una storia con Daniela. Il primo rapporto (quello con lo sport) durò più a lungo del secondo anche perchè, forse non ero ancora in condizione di intraprendere un viaggio a lunga percorrenza di quel tipo, con il ricordo del recente naufragio ancora troppo vivo.
La squadra, sponsorizzata dalla società "Mining", ne portava il nome e si basava sull'entusiasmo del presidente Roberto (di entrambe le società) e dei suoi familiari. Nel giro di poche settimane, Bruno, l'allenatore (o meglio il "manager" come si dice nella patria del Softball) inizialmente mi chiese di fare lo scorer della squadra juniores e successivamente della squadra che giocava in serie A. Subito dopo, visto l'interesse dimostrato, la dirigenza mi propose di far parte della squadra come "dirigente accompagnatore", ovvero oltre che scorer potevo, e spesso dovevo, rapportarmi alla squadra avversaria e agli arbitri.
Dovetti pertanto studiare a fondo le regole di questo gioco, che temo, in Italia, non avrà mai un gran seguito, un po' perchè le regole sono molte e complesse ma soprattutto perchè fa registrare lunghe pause e pochi intensissimi momenti, il che è tipico di molti sport americani. Bruno era l'allenatore della squadra juniores e vice della prima squadra. L'anno successivo divenne allenatore anche della prima squadra e se ne vide subito la differenza, in quanto dalla serie A2 fummo promossi in serie A1 (la seconda serie nazionale). Quell'anno giocammo nel girone Est (per scelta del presidente) ovvero contro tutte squadre del Veneto (o delle "Venezie") e fu un'annata massacrante, ogni quindici giorni una trasferta a Padova, Verona, Ronchi, Trento. Ma il sacrificio fu premiato; fummo promossi e l'anno successivo raggiungemmo la serie Nazionale e giocammo per il titolo italiano. Ad essere sinceri giocavamo per il terzo o quarto posto, in quanto, per lo scudetto, c'erano due o tre squadre sicuramente a noi superiori.
Ma l'impegno economico per la gestione di una squadra a livello nazionale non ci consentì di proseguire autonomamente. Vi fu un fusione con il "San Saba", io feci un anno al seguito di tale società, ma di fatto la quadra si sciolse. Senza nulla togliera alla squadra dell'Aventino, che ci accolse, l'ambiente non era paragonabile a quello della vecchia "Mining", insomma non mi trovavo più "in famiglia" per cui, anche questa lunga e bellissima parentesi, si chiuse.


Altro giro, altra corsa

Daniela aveva già lasciato il suo ruolo un paio d'anni prima, Bruno lo fece nell'anno della "fusione", io abbandonai la squadra ed il softball dopo quest'anno passato al seguito di buona parte delle "mie" ex ragazze. Anche l'amicizia con Bruno lentamente si dissolse anche se, durante i cinque anni nei quali ci siamo frequentati avevamo condiviso molti interessi.
Oltre al Bridge, che coinvolse anche Daniela ad altre ragazze della squadra, facemmo due o tre vacanze insieme (una volta in Sila e a Praia a Mare insieme a Bruno detto "U' Spurtì") e un'altra volta a Tropea. Qualche volta ci vedevamo al lavoro (il suo) poichè, in quanto cardiologo, faceva spesso turni notturni all'ospedale e raramente durante la notte veniva chiamato per offrire i suoi servigi ai degenti. Ci vedevamo dopo cena e insieme con l'anestesista e un infermiere, anch'essi appassionati di bridge, giocavamo. Molto di rado squillava il telefono e uno dei compagni di tavolo scompariva per qualche decina di minuti, poi si riprendeva regolarmente a giocare.
Una sola volta le cose non andarono così. Fu chiamato prima l'infermiere, dopo una decina di minuti Bruno, dopo ancora un po' anche l'anestesista. Dopo una buona mezz'ora visto che non tornava nessuno decisi di aspettare ancora un poco e poi di tornarmene a casa. Il giorno dopo seppi che il poverino, causa della triplice convocazione, dopo aver fatto a lungo faticare i mie tre compagni, non ce l'aveva fatta.
Ma un altro interesse stava monopolizzando la mia attenzione. Il Bridge. Vi rimando per i dettagli tecnici nelle sotto-pagina omonima fra " I miei Interessi" ma qui voglio solo sottolineare quanto questo gioco mi abbia coinvolto prima in modo più superficiale e successivamente in maniera quasi totalizzante.
Fino al '94 è stato sicuramente il mio principale interesse, intorno al quale ruotavano la maggior parte dei miei amici e che mi ha dato alcune fra le mie migliori soddisfazioni.

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