La mia vita
Questo periodo della mia vita si caratterizza con una fase iniziale estremamente positiva sotto moltissimi aspetti e si conclude, purtroppo con il periodo più nero che mai ho vissuto fino ad ora.
Nel '94 avevo raggiunto una ottima posizione in ambito lavorativo, ero ad un passo dalla dirigenza; le soddisfazioni erano molteplici. Sul mondo informatico incominciava a soffiare il vento telematico di Internet, stavo concludendo un ricco ciclo legato al Bridge che mi aveva monopolizzato per lungo tempo e facevo piccoli lavori informatici per gli amici che mi chiedevano aiuto. Avevo conosciuto Augusto, proprietario e gestore di un famoso circolo di Tennis di Roma grazie alla sezione Bridge presso la quale Claudio, il mio maestro, si era appoggiato in attesa di una più solida ed autonoma sistemazione.
La mia vita sentimentale, sempre in bilico fra la ricerca di un punto stabile e la paura di un nuovo scivolone, non aveva avuto evoluzioni significative. L'incontro con una frequentatrice del circolo di Augusto mi sembrò potesse portare una nuova svolta alla mia vita. Purtroppo non solo non fu così ma il tempo che è stato necessario per capirlo è stato notevolmente lungo. Non ho molta voglia di raccontare nei dettagli questo periodo e gli eventi legati a questa storia, preferisco raccontare altre vicende di cui sono stato attore o spettatore.
Nel '97 perdo mio padre. Mio riferimento e modello fino a poche anni prima, consumato da un insieme di piccoli e meno piccoli problemi. Papà ci lascia il 5 agosto di quell'anno e mia madre stenta non poco a recuperare un equilibrio che, senza la costante presenza e il poderoso appoggio fornitole da mio padre, si era costruita nei dieci lustri precedenti da quando cioè cinquant'anni prima aveva lasciato Bari.
Qualche mese prima finisco di fatto la mia vera carriera lavorativa in quanto, fino al 2007, eccetto forse una piccola parentesi (nel 2006) sono stato costretto a seguire le tumultuose correnti legate ai capricci strategici, organizzativi e (principalmente) politici che mi hanno relegato al ruolo di pedina su una scacchiera troppo sconclusionata e troppo diversa da quella su cui avevo giocato nei 25 anni precedenti. Anche su questo argomento non vorrei dilungarmi ma solo perchè è già fin troppo ampiamente trattato nel capitolo relativo alla mia carriera lavorativa nella sezione "Ping Pong"(a cui rimando gli interessati).
Nell'aprile 2001 lascio la casa di Via Eugenio II, dove abitavo dal 1978 e mi trasferisco a Mostacciano in un posto che, tra l'altro, mi consente di non perdere tre o quattro ore al giorno di code sul raccordo anulare per andare e tornare dal lavoro.
Nel 2004 sono di nuovo libero e in condizione di dare una nuova svolta alla mia esistenza. Ho sempre amato la matematica e la logica, non do credito più di tanto alla fortuna e alla sfortuna ma credo nella legge dei grandi numeri e nella compensazione. Perché non ci può essere una compensazione nella vita affettiva rispetto a quella lavorativa (che è iniziata bene, poi molto bene ed si stava concludendo malissimo)?; dopo il male e il molto male ci poteva anche essere una evoluzione positiva.
E' ovvio che la precedente osservazione è stata fatta "a posteriori", ma una punta di dietrologia si può anche fare "una tantum" o se preferite "se me li danno", versione riveduta e (s)corretta (dal mio ex collega Stefano) del più noto "Semel in anno.....licet insanire".
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