Cose di Picos


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L'adolescenza

La mia vita


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Con l'inizio del nuovo anno scolastico entrai nel locale gruppo scoutistico (allora "Roma 31", oggi " Roma 131") .
Questa attività mi ha fortemente coinvolto per quasi tutto il periodo della mia adolescenza per cui apro una corposa parentesi narrando alcuni dei ricordi più belli che mi sono rimasti di quegli anni, relativamente alla mia attività scoutistica.



Lo scoutismo

Sono entrato nel gruppo Roma 31, dell'allora ASCI, nell'autunno del 1964. Questo gruppo era composto da due riparti, il San Sebastiano e il Duca d'Aosta entrambi inseriti nella struttura della scuola Pio IX. Occupavamo i locali al piano rialzato che si affacciavano su Via della Conciliazione ed io entrai nella squadriglia dei Falchi, riparto S.Sebastiano, il cui capo era, se non erro, Luciano Cupelloni. In ognuno dei due riparti vi erano quattro squadriglie; nel mio, oltre ai Falchi, c'erano gli Scoiattoli, le Antilopi e, mi pare, gli Orsi. Di quelli presenti nel Duca d'Aosta ricordo solo i Cervi (e forse le Aquile?). Ho molti ricordi relativamente al primo anno, la squadriglia dei Falchi si avvaleva di un capo (Luciano) ed un vicecapo (Luigi) di grande esperienza, mentre gli altri erano meno esperti, fra questi ricordo il solo Tommaso. La cosa più significativa fu che nel campo annuale svoltosi vicino a Fabriano fummo presenti solo in tre Luciano, Luigi ed io, il che comportava che tutte le più sgradite incombenze fossero affidate all'unico novizio, ovvero "l'ultimo arrivato" o "al primo campo". Fu in quell'anno che mi attribuirono il soprannome "de Paolis",prendendo spunto dal nome di un calciatore allora famoso, in quanto, ogni volta che si doveva fare qualcosa, la competenza era "di Paolo" o "de Paolo"(alla romana), e il passo fino a "de Paolis" fu breve.
Ma questo è stato il solo aspetto negativo, quello positivo (e ve ne fu più di uno) è che imparai moltissime cose. Iniziai a comprendere il significato della parola responsabilità ed imparai ad obbedire. Grazie all'ambizione dei due scout anziani fui fortemente motivato al raggiungimento degli obbiettivi che loro si erano prefissati. Infatti, pur essendo la nostra la squadriglia meno numerosa, risultammo vincitori in moltissime gare e competizioni. Il premio maggiore lo ottenni però qualche mese dopo, quando, con l'uscita di Luciano, grazie all'esperienza maturata nel "Campo", divenni il vice di Luigi ormai promosso Capo Squadriglia.
Nell'estate del 1966 il campo si fece a Vallonina, vicino a Leonessa, alle pendici del Terminillo dove, quasi trent'anni dopo (nel 1994), fu organizzato un raduno di scout, ed ex, a cui partecipai con entusiasmo.
L'anno successivo uscì Luigi per cui divenni Caposquagriglia dei Falchi e il mio vice fu Tommaso che, più grande di me, ci lasciò l'anno successivo e, se non ricordo male, partì per il servizio militare.
Quell'anno ('66-'67) andammo a fare il campo in Val d'Aosta, a Valpelline, e mi ricordo le fantastiche escursioni a Oiace e Bionaz e la lunga escursione sul Gran Combin (alle pendici del quale tornai insieme ad un collega, per completare l'Hyke al fine di ottenere una promozione).
Non ricordo dove andammo a fare il campo estivo nella stagione successiva, ma in quella del '68-'69, l'ultima da scout, andammo a Pietracamela alle pendici del Gran Sasso del quale raggiungemmo la vetta (del "corno grande") con una bellissima escursione che ci portò a godere di uno dei panorami più belli d'Italia. Per poco non potemmo vedere contemporaneamente Tirreno e Adriatico, ma il panorama era comunque mozzafiato. Se non ricordo male salimmo dai Prati di Tivo e scendemmo, su una immensa pietraia, verso Campo Imperatore.

Per raggiunti limiti di età, dopo cinque brevissimi anni, terminai la vita da Scout raggiungendo tutti gradi possibili, dopo la Promessa, Seconda e poi Prima Classe ed infine Scout Scelto. Ricevetti trutte e tre le trecce di onorificenza di cui mi ricordo il colore; prima quella giallo-verde, poi quella rossa e infine quella d'oro e mi sono state riconosciute un ventina di specializzazioni un po' in tutti i settori.
L'anno dopo, passai novizio Rover ma alla fine del '69, dopo un bellissimo viaggio in Libia, ancora sotto l'egida di Re Idris e con tantissimi italiani, abbandonai definitavemte la mia avventura scoutistica.

Me la lasciavo alle spalle ricco non solo di tanti ricordi ma di preziosi valori ed esperienze che, grazie non solo agli insegnamenti di Baden Powell ma anche, e forse soprattutto, a Luciano, Luigi, Fratel Raffaele e Peppe Capelli, sono rimasti, da allora, capisaldi inamovibili nella mia vita.



Intorno al fuoco con Tommaso e Sandro

Gli studi

Contemporaneamente allo scoutismo, ma sempre in Via dei Cavalieri del Santo Sepolcro presso la Scuola Pontificia Pio IX, completai le scuole medie. Il professore di lettere Pascucci, che dopo un anno, pur avendo il mio nome scritto davanti agli occhi nel registro, continuava a sbagliarlo, mi rimandò in una sola materia: il latino (per questo di lui ricordo solo questo particolare negativo). Mio padre, che è sempre stato un grande latinista non digerì bene questa bocciatura tant'è che nell'estate mi fece prendere numerose lezioni private per il recupero della materia. Ma più che il recupero, il frate che mi diede le lezioni di latino ebbe la grande capacità di farmi piacere la materia, di farmi capire la logica che sta dietro alla grammatica e alla sintassi dimostrandomi che il latino ha una grandissima affinità con la matematica. Fatto sta che non solo superai brillantemente la "riparazione" ma da allora non ebbi più insufficienze in quella materia.
Grazie alla mediazione di Fratel Antonio, che evidenziò la mia passione e predisposizione per la matematica, papà mi iscrisse al liceo scientifico e, anche se ogni tanto mi rammarico di non aver studiato il greco (è un aiuto essenziale per comprendere l'etimologia delle parole) sono e sarò sempre grato a mio padre per questa scelta. Si è confermata, nel tempo, la mia vocazione per le scienze a scapito di quelle umanistiche. I cinque anni di liceo passarono in un lampo. Alcuni professori sono rimasti impressi in maniera indelebile nella mia memoria e di quasi tutti il ricordo è più che piacevole.
Il più importante è senz'altro il terribile Falconi (foto del 25° della maturità - 1995), professore di lettere al terzo e al quinto liceo. Nel quarto, fu sostituito da un simpatico fraticello che, purtroppo per noi, non aveva alcuna capacità di catturare l'attenzione e per questo motivo ho (ma penso anche molti altri compagni di classe) vistose lacune sugli argomenti trattati in quell'anno. Tuttora non riesco a capire come abbia fatto Dante a passare direttamente dall'inferno al paradiso. Infatti il purgatorio mi è completamente sfuggito; di cosa vi sia successo non ho la più pallida idea. Ma sotto la burbera facciata, Falconi era il migliore fra tutti i professori avuti alle superiori e devo solo a lui quel poco di cultura letteraria che mi è rimasta.
Il professor Di Domenico o meglio "il chimico" era invece un personaggio estremamente folcloristico. Era molto anziano, con un lessico ottocentesco, atteggiamenti da ventennio, ma sicuramente grande conoscitore della materia e soprattutto bravo ad insegnarla. La sua capacità didattica si basava sul metodo di far scrivere a noi stessi (sotto sua dettatura) il testo sul quale dovevamo studiare , corredandolo di immagini. Dovevamo quindi realizzare un quadernone che durante le interrogazioni doveva essere depositato sulla cattedra affinché lui potesse controllarne testo ed immagini mentre noi venivamo sottoposti "all'interrogatorio" in sei per volta.
Fioretti era il professore di inglese che, giustamente, mi ha rimandato quasi tutti gli anni. Non voglio cercare alibi ma forse si può dire a mia parziale discolpa che, pur essendo il professore di madrelingua anglosassone, non aveva un grande talento didattico. Nappi era il professore di fisica e, eccetto le lezioni del lunedì (che erano interamente dedicate al commento delle imprese calcistiche del suo amato Napoli calcio), gli altri giorni erano molto gradevoli ed interessanti. Ventura era il professore di educazione fisica e quando non stavamo in palestra si giocava a pallavolo e a pallacanestro. Io ero il referente per la pallacanestro e ogni tanto facevamo sfide col "Gioberti" (un istituto tecnico dove lui insegnava) in cui entrambe le squadre, pur di vincere, infilavano nella formazione parenti e amici semi-professionisti.
Fratel Antonio, oltre che preside, era anche il professore di Religione. Di lui ricordo già dal primo anno la grande umanità e capacità di non far pesare eccessivamente il suo ruolo e di saper coordinare con precisione un po' tutte le attività dell'istituto.
Mi ricordo infine anche il professore di Storia (mi pare si chiamasse Ciancaglini) che tentava di spiegarci gli eventi del passati facendo paralleli con quelli contemporanei. Era gradevole e simpatico e spesso riusciva a coinvolgerci in questo suo intento.

Gianni

Al di fuori della scuola e dello scoutismo le mie attività erano legate spesso al mio grandissimo amico Gianni. Con lui (di padre algerino e madre napoletana) dividevo la passione per la musica, la pallacanestro e la Formula 1 e per quasi un decennio abbiamo diviso la maggior parte dei nostri interessi. Il primo momento in cui feci conoscenza con il mondo della Formula 1 fu nel maggio del 1967 quando Lorenzo Bandini perse la vita in un incidente nel gran premio di Monaco-Montecarlo. Fu probabilmente uno dei primi argomenti di conversazione con Gianni che, anche se faceva il "Classico", durante l'intervallo frequentava il baretto su un lato del cortile dove ci incontravamo tutti. Da allora cominciammo a frequentarci e, con in mano l'ultima copia di Auto-Sprint, non ci perdevamo neanche un gran premio.
Io in quel periodo oltre a suonare il pianoforte ad orecchio (scimmiottando quello che faceva mio padre), strimpellavo un po' la chitarra (chi non lo faceva in quegli anni) e poiché con Gianni avevamo in comune anche la passione per la musica (specialmente quella Rock anglosassone), un bel giorno mi disse: Paolo ho trovato questa vecchia chitarra insegnami a suonare. In un attimo scendemmo da casa di Gianni ed andammo da Nanni (Musicarte) che stava proprio sotto casa sua a comprare una nuova muta. Dopo averla accordata alla meno peggio gli diedi i primi rudimenti (Mi La e Re). Gianni, gli dissi, con questi tre accordi puoi fare quasi metà di tutte le canzoni possibili. Impara questi tre, prendi velocità e poi ne riparliamo.
Il giorno dopo, quando arrivai a casa sua, invece che con un "buongiorno", venni accolto con: "Paolo come si fa il La minore settima?". Ormai i tre accordi base erano un lontano ricordo. Per farla breve dopo pochi giorni sapeva suonare già meglio di me (non che ci volesse molto) e nel giro di qualche settimana si comprò un stratocaster (la chitarra di Jimi Hendrix, Eric Clapton, ecc.) e si propose come chitarrista quando poco dopo cercammo di mettere su un complesso musicale (vedi il seguito nel periodo successivo).
Come ho anticipato prima, con Gianni, oltre che la musica dividevamo molti altri interessi.
Insieme frequentavamo il circolo "Tirrenia Todaro" sul Tevere ove facevamo canottaggio, pallacanestro, palestra e lunghe saune.
Abbiamo frequentato assiduamente il campo di Baseball dell'Acqua Acetosa imparando le regole di base di quel gioco ascoltando i commenti del pubblico.
Giocavamo a PingPong e, a questo proposito non dimenticherò
mai quando per portare il tavolo per giocare che avevo a casa, acquistato di seconda (o terza o quarta) mano in un circolo, facemmo in un giorno d'estate del '72 (o '73) ben quattro volte (per usare la macchina di papà che aveva il portabagagli) la tratta Roma-S.Marinella (una delle quali tenendo un braccio sul tetto per reggere il tavolo montato a mo' di alettone sul tetto).
Indimenticabili le passeggiate con i due cani di Gianni, ai quali spesso si aggregava il setter di Fester (BesterTester), che impegnavano Gianni in spettacolari giravolte per evitare passanti e contorsioni leggendarie per snodare i guinzagli gordiani intorno ai pali dei segnali o alle palette degli autobus.
Passavamo la maggior parte del tempo insieme agli altri ragazzi della band perché eravamo un gruppo di amici ben affiatato. Al gruppo della scuola Pio IX si aggiunse un gruppo di studentesse della vicina scuola femminile e ricordo Annarita, Rossana, Cilena, e Rita. Il nostro gruppo, oltre ai due Stefani, Luigi e Roberto, annoverava anche Pierluigi (e sorella), Maurizio e Mauro (vedi Ussita).
Non potrò mai dimenticare la notte tra il 19 e il 20 luglio 1969, si proprio quella dell'allunaggio. Stavamo a casa di Gianni con la madre e la sorella minore. La notte si presentava lunga per cui in attesa dello storico evento ognuno occupava il tempo a modo suo. Io e Gianni stavamo armeggiando con dischi, spartiti e chitarre quando sentimmo un urlo lacerante della sorella che dal salotto, all'altro lato della casa, venne verso di noi strillando perché, aveva visto entrare dalla finestra aperta un oggetto volante non identificato che poteva essere di tutto dal Falco Pellegrino al Condor Pasa. In poche parole non sapeva cosa fosse ma alla vista di questo enorme volatile aveva contemporaneamente smesso di leggere, urlato, si era alzata ed era corsa verso la porta, e continuando a strillare, avava chiuso la porta e venuta alla ricerca di soccorsi.
Io e Gianni armati di oggetti contundenti, coperture per il capo (fosse un pipistrello?) ma principalmente tanta tanta paura, facemmo buon viso a cattivo gioco ed entrammo nella fossa dei leoni. Il mostro si era assopito o aspettava una nostra mossa per attaccarci alle giugulari, quando, tutt'un tratto, scorgiamo il feroce volatile e la sua ombra.
Una falena, poiché volteggiava molto vicina alla lampada, proiettava un'ombra sulle pareti di dimensioni notevoli. Fu prontamente catturata e portata da noi due, che ormai eravamo piegati in due dalle risate, alla sorella ancora in fase di semi-shock.
Dopo qualche ora assistemmo alla farsa di Tito Stagno e Ruggiero Orlando che cercavano entrambi di essere i primi a comunicare alla nazione l'evento del secolo (sembravano Peppone e Don Camillo nei racconti di Guareschi quando spostavano in avanti alternativamente l'orologio e le campane per analoghi motivi).



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