Attività lavorative > Il passato
La diaspora
Entrando in Finsiel, non dalla porta principale, ma neanche da quella secondaria, forse da una botola maleodorante, dovemmo tutti ricominciare da capo e, comunque, eravamo sempre visti come i perdenti, i figli di nessuno (in effetti avevano tagliato tutte le teste del nostro CDA), i colleghi di serie B (o C o D).
Nessun dirigente rimase per più di un paio d'anni (e io ringraziai il cielo che a seguito di varie vicissitudini avevo sfiorato la dirigenza senza però raggiungerla, tutti fecero almeno un paio di passi indietro per quanto riguarda la qualità e il prestigio dell'incarico svolto. In questo periodo incontrai di nuovo Luciano che era un consulente esterno nell'ambito del progetto qualità. Fu in questo periodo che il mio amico PaoloS si licenziò e ricominciò (buon per lui) una nuova carriera. Io pur essendo ormai un quadro anziano e molto vicino ai nuovi vertici, rimasi alle dipendenze di Fabrizio (quello dell'interporto di Nola per intenderci) almeno fino a quando non mi tolsero il progetto di Siena. Ormai estromesso dal progetto anch'io decisi di cambiare aria, ma non all'esterno; accettai una proposta di un alto dirigente ex Gisiel (Sandro) a cui avevano dato un incarico in una nuova divisione Finsiel maggiormente legata al settore delle telecomunicazioni. Pensai: se devo andare a fare un altro lavoro e meglio farlo sotto una persona capace e più vicino possibile ad un grande gruppo. Purtroppo da una parte avevo ragione e dall'altra no. Il mio nuovo capo era una persona di altissime qualità tecniche e con una enorme capacità di applicare alle sue idee la tecnologia e gli strumenti più all'avanguardia, veramente una grande testa, ma purtroppo non era altrettanto capace sotto l'aspetto diplomatico e nel giro di pochi anni fu costretto a trovare nuove strade. Non dimenticherò mai una volta che proponemmo al nostro cliente principale un sistema avveniristico di integrazione fra comunicazione, formazione e informazione con sistemi di diffusione che ancora oggi, a oltre 10 anni di distanza, non sono ancora utilizzati così come lui proponeva. Il cliente (un dirigente), dopo aver letto il progetto, affermò candidamente di non averci capito nulla.
Ping Pong
Con l'uscita di Sandro rimasi senza punti di riferimento e dovetti ripartire completamente da zero. Non conoscevo nessuno, ero un quadro anziano (come diceva il mio amico Pietro, “una vecchia crosta”) e non avevo alcuna motivazione. Passai in quel tempo il periodo più buio di tutta la mia vita lavorativa e per circa un anno rimasi praticamente senza alcun incarico. Nell'ambito delle riorganizzazioni, fusioni, scorpori, ecc. che abitualmente si fanno in quel gruppo, nel 2001 uscii (finalmente) dal gruppo Finsiel e approdai alla Telesoft (gruppo Telecom) ma questa volta,insieme a me un nutrito gruppo venne instradato in un percorso formativo estremamente singolare. Seguimmo corsi interessanti su tutti gli argomenti possibili e immaginabili legati al mondo informatico e alla produzione del Software. Solo dopo un po' fu chiaro che cercavano di prenderci per sfinimento. Più di una volta il capo del personale veniva a trovarci propinandoci sermoni fra il profetico e il mistico e proponendoci di realizzare i nostri “sogni nel cassetto”. I più disperati seguirono il pifferaio magico ma la maggior parte rimase in attesa dei titoli di coda. Al termine dell'estenuante corso universale finalmente si ricominciò a lavorare. Ogni due o tre mesi cambiava qualcosa, la sede, il capo, l'ufficio, l'organizzazione o l'azienda. Per più di un anno l'attività principale era quella di “ricominciare”. Non mi è stata mai chiara la strategia di tali continui cambiamenti. Dopo l'ultimo cambio, stavolta di nome (divenimmo “Information Tecnology Telecom”), la situazione si stabilizzo per un paio di anni (dal 2003 al 2005) e dal 2004 riuscii a mantenere una certa stabilità. Il quinquennio maledetto era ormai alle spalle. Il mio nuovo capo, Paolo, sembrava una persona di diverso spessore, rispetto alla media, ebbi finalmente la possibilità di farmi conoscere. Quelli che continuavano a cambiare, col ritmo di uno all'anno erano i dirigenti responsabili. Nel 2005 ebbi anche come dirigente una persona di qualità (Stefano), diversa dai precedenti (e dai successivi) ma purtroppo la cosa durò poco (forse era troppo di qualità!). L'anno successivo, in cui io finalmente ricoprii di nuovo un ruolo di responsabilità, e in cui cambiò anche la società (essendo stati assorbiti dalla capogruppo), Stefano fu “silurato” rapidamente a beneficio di un agguerrito giovane ex consulente. Questi per un anno intero, stiamo parlando del 2006, chiese regolarmente ad ogni incontro o riunione, a tutti i suoi referenti sempre più dettagliate documentazioni sulle attività svolte. Finalmente a fine anno esplicitò la decisione già presa 11 mesi prima. Con modalità ormai a me ben note, tra il 2006 e il 2007 effettuarono di nuovo un po' di operazioni (non so se ricordatete la canzone di Francesco Salvi) e, alla fine del balletto, spostate tutte le macchine, per fortuna mi ritrovai con Paolo come mio responsabile diretto e un nuovo dirigente di ritorno dalle sedi dei mari del Sud.
Oggi
Siamo arrivati ai giorni nostri, bene o male l'ultimo anno passò come gli ultimi ma erano maturati i presupposti per chiudere, dopo 32 anni di alterne vicende, questa ampia parentesi. Studiai a lungo sulle elucubrazioni mentali dei vari Maroni, Prodi, Tremonti ecc., cercai di farmi chiarire le idee dal mio amico sindacalista e, finalmente, per la prima volta in sei lustri, chiesi udienza all'ufficio del personale.
Una sola considerazione: dal gennaio 2008, dal punto di vista lavorativo ci sono state due sole differenze: la prima è che non ho dipendenze gerarchiche relativamente alle scelte che effettuo e la seconda (specialmente rispetto al mio lavoro degli ultimi anni) è che quello che faccio ha una reale utilità per qualcuno.